Intervista alla fondatrice di Palmira, un’istituzione di Torre delle Stelle
Qual è il primo ricordo di Torre delle Stelle?
Il mio primo ricordo risale a quando avevo sedici anni. Ero in Vespa con Angelo e con la famiglia di quello che sarebbe poi diventato mio marito. Stavamo andando verso Solanas e, passando per Torre delle Stelle, vidi questo luogo per la prima volta.
Allora era completamente diverso da oggi: c’erano dune di sabbia che arrivavano quasi fino al Saraceno, macchia mediterranea, moddizzi. Non c’erano ancora pini né eucalipti. Era un paesaggio più selvaggio, quasi difficile da immaginare adesso, ma già allora aveva qualcosa di molto speciale.
Com’è nata l’idea iniziale dell’attività?
Palmira è nata ascoltando i bisogni di chi arrivava a Torre delle Stelle. Le persone passavano e chiedevano continuamente qualcosa, perché qui mancavano ancora molti servizi. Così, insieme a mia suocera, siamo andate in Comune per capire come iniziare.
Il primo anno abbiamo aperto un piccolo negozio di alimentari. Poi, anno dopo anno, l’attività è cresciuta: la macelleria, la pizzeria, le bombole, tanti piccoli servizi utili alla vita quotidiana e ai vacanzieri. All’inizio era tutto molto semplice, costruito poco per volta, con mio marito che si occupava personalmente di molti lavori. Palmira non era soltanto un negozio: è diventata, nel tempo, un punto di riferimento per Torre delle Stelle.
Qual è stata la chiave del vostro successo?
La chiave è stata esserci sempre. Lavorare con costanza, cercare di andare incontro alle persone, costruire fiducia.
Per noi i clienti non erano semplicemente clienti. Erano famiglie che tornavano ogni estate, bambini che crescevano, persone che col tempo diventavano amici. Se in una casa mancava qualcosa, se servivano una bombola, un consiglio o una mano, noi cercavamo di esserci. Credo che Palmira sia cresciuta così: con il lavoro, con la presenza e con un rapporto autentico con le persone.
Qual è il suo augurio per il futuro di Torre delle Stelle?
Il mio augurio è che Torre delle Stelle continui a migliorare, senza però perdere la sua anima. È un posto bellissimo, ancora in parte selvaggio, ed è proprio questo che continua a far innamorare le persone.
Spero che cresca nei servizi, nella cura delle strade e del territorio, ma restando un luogo autentico, vissuto, amato. Un posto capace di restare nel cuore di chi lo scopre da bambino e che, anche dopo molti anni, si sente ancora spinto a tornare per salutarlo.